Le Icone
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Le Icone

 

Ecco la sequenza delle preziose icone raccolte nella chiesa di Villa Badessa

Fotografate dal dott. Andrea Albanese

a cui va il mio grande ringraziamento e custodite e fatte restaurare da Papas Lino Bellizzi

                               

 

Le Ikòne che più hanno ricevuto maggior venerazione in oriente sono quelle raffiguranti la Madre di Dio che tiene in braccio Gesù Bambino, la Theotòkos (Madre di Dio), perchè fin dall'antichità cristiana fu Patrona di Costantinopoli e dell'impero bizantino. La più celebre delle ikòne dedicate alla Theotòkos è stata quella dell'Odigìtria (che ci guida, del buon cammino). La venerazione di questa Ikòna può rifarsi ai tempi di Pulcheria, sorella dell'imperatore Teodosio II (+450). Pulcheria, strenua oppositrice dell'eresia nestoriana, fondò una tra le più famose Chiese di Costantinopoli, ampliata poi da Giustiniano, dedicata alla Madonna ODIGITRIA.

Si narra che sua cognata l'imperatrice Eudochia, le fece pervenire da Gerusalemme una ikòna rappresentante la Vergine Madre con in braccio Gesù Bambino, attribuita all'Evangelista Luca. Il titolo di "Odigìtria" - gli autori non concordano sul nome di questo appellativo - o il nome del Santuario che custodiva la S.Ikòna in Bisanzio, oppure, secondo altra leggenda, due ciechi recuperarono la vista per intercessione della Theotòkos, e di conseguenza fu chiamata ODIGITRIA, cioè Colei che fa da guida, che dirige; oppure per la consuetudine che i Militari bizantini avevano di portare l'Ikòna Sacra della Madonna nelle Campagne militari, ed i fedeli, d'altronde, mettevano sotto protezione dell'0digìtria i loro viaggi e le loro peregrinazioni.

Tre volte la Madonna Odigitria salvò la Città di Costantinopoli:

  •  nel 625, quando la Città fu attaccata simultaneamente per mare e per terra dagli Avari provenienti dai Balcani, e dai Persiani dell'Asia Minore.

  •  anni dopo, sotto il regno di Costantino II (+685) dall.'attacco degli Arabi Mussulmani.

  •  la terza volta Costantinopoli venne liberata dall'invasione degli Arabi all'inizio del regno di Leone III (+741).

Per i Profughi greco—Albanesi approdati in Italia, l'0digìtria, da Corifèo, fu Colei che ha fatto da guida ai nostri antenati nelle terre ospitali d'Italia. Rimane per sempre la sicura Guida verso ii Suo, Figlio Gesù, Redentore del mondo, ed inconcussa Mediatrice presso ii Creatore, l'invincibile Protettrice dei Cristiani, la Madre della Chiesa.

 

Il termine icona deriva dal greco "eikon", che può essere tradotto con immagine, e nel campo dell'arte religiosa identifica una raffigurazione sacra dipinta su tavola.

L'icona è l’espressione del messaggio cristiano affermato nel Vangelo attraverso le parole. Nella lunga genesi di un'iconografia cristiana, l'icona assume la propria fisionomia intorno al V secolo. L’occasione fu offerta dalla presenza nella Tradizione cristiana di prototipi, considerati autentici e miracolosi ritratti dei principali protagonisti del Cristianesimo: Gesù e sua madre Maria. Si tratta del Mandylion, della Sindone e dei numerosi ritratti della Vergine attribuiti a San Luca evangelista. Quando nel 1453 l’Impero Romano d'Oriente crollò, i popoli balcanici contribuirono ad incrementare sia la produzione sia la diffusione di queste raffigurazioni sacre. In Russia, l’icona assume un significato molto particolare e di grande importanza. Il simbolismo e la tradizione non coinvolgevano solo l’aspetto pittorico, ma anche quello relativo alla preparazione e al materiale utilizzato, oltre alla disposizione e al luogo entro il quale l'opera andava collocata. Dalla tradizione russa, sono stati affinati tre precisi schemi che si rifanno all'immagine originale dipinta da S. Luca: Madonna Orante -senza Bambino- e i due che invece La vedono rappresentata assieme al Bambin Gesù, cosiddette "Icone dell'Incarnazione": Madonna Hodighitria -Colei che indica la retta via- e Madonna Eleusa -immagine della tenerezza- nella quale i visi dei protagonisti ritratti appaiono vicini stretti in un materno sentimento.

Le icone erano dipinte su tavole di legno, generalmente di tiglio, larice o abete. Sullo lato interno della tavoletta in genere era effettuato uno scavo che veniva chiamato “scrigno” o "arca", in modo da lasciare una cornice in rilievo sui bordi. La cornice, oltre a proteggere la pittura, segna lo stacco tra il piano terrestre e quello divino in cui viene posta la raffigurazione. Sulla superficie viene incollata una tela con colla di coniglio, che serve ad ammortizzare i movimenti del legno rispetto agli strati superiori. La tela viene infatti ricoperta con numerosi strati di colla di coniglio e gesso di Bologna fino ad ottenere una superficie perfettamente liscia e levigata, adatta ad accogliere la doratura e la pittura. A questo punto si inizia a tratteggiare il disegno. Si partiva con uno schizzo della rappresentazione, il successivo processo era quello della pittura. S’iniziava colla doratura di tutti i particolari (bordi dell’icona, pieghe dei vestiti, sfondo, aureola o nimbo. Quindi si cominciava col dipingere i vestiti, gli edifici e il paesaggio. Le ultime pennellate venivano effettuate colla pura biacca. L’effetto tridimensionale veniva reso da tratti più scuri distribuiti in modo uniforme. Particolare cura assume la lavorazione dei volti. In genere si parte da una base di colore scuro cui vengono sovrapposti strati di schierimento con colori più chiari. Successivamente balenii di luce chiari, ottenuti coll’ocra mescolata alla biacca, erano posti sulle parti in rilievo del volto: zigomi, naso, fronte e capelli. La vernice rossa era disposta in uno strato sottile attorno alle labbra, sulle guance e sulla punta del naso. Infine con una vernice marrone chiara si ripassa il disegno (graphìa): i bordi, gli occhi, le ciglia ed eventualmente i baffi o la barba. I colori sono ottenuti da sostanze naturali, vegetali o minerali, oppure ottenute da piccoli processi chimici come fare ossidare i metalli. Pestati a mortaio, macinati finemente, essi sono uniti al tuorlo dell'uovo che agisce da legante. La scelta dell'uovo ha un chiaro significato simbolico, riferito alla vita.

L’iconografia richiedeva grande preparazione tecnica e spirituale. Il pittore si preparava appositamente per creare l’opera iconografica: un atto che gli permetteva di entrare in stretto rapporto con il divino ed esigeva una profonda purificazione mentale, spirituale e fisica.

Le icone erano considerate opera di Dio stesso, che esprimeva la sua perfezione attraverso le mani dell’iconografo, risultava dunque inopportuno porre sull’icona il nome della persona di cui Dio “si era servito”. I volti dei santi rappresentati nelle icone sono chiamati liki: ovvero volti che si trovano fuori dal tempo, eternati dalla pittura iconografica. È un volto trasfigurato e trasformato che ha abbandonato la dimensione della passioni terrene ed è totalmente inserito in quella spirituale, al di là del tempo e dello spazio. Pur essendo trascinati e coinvolti in questa dimensione, mantengono la loro dimensione umana: restano uomini e in qualità d’essere umani mantengono l’immagine di Dio sul loro volto.

 

La Santissima Trinità

San Spiridione con la Santissima Trinità: Padre, Figlio e Spirito Santo. In greco "Colui che é"

Santa Parascevi o Santa Venere

Vergine Martire

Miracoli di Corfù

La Madonna, San Spiridione e l'eterno Padre con gli angeli intorno.

Alcuni miracoli fatti da San Spriridione a Corfù - Offerto nel 1

Epitafios (Deposizione di Gesù - lato 1)

Icone bifacciale per la processione del grande e santo venerdi.

Personaggi: La Madre di Dio, Giuseppe di Arim

Epitafios (Deposizione di Gesù - lato 2)

Icone bifacciale per la processione del grande e santo venerdi.

La testa in mano sta a significare il martiri

Resurrezione di Gesù dal Santo Sepolcro

Cristo risorto con angeli e soldati.

La testa in mano sta a significare il martirio subito per ordine del tira

Pinac Ditico della Protesi

Contiene la lista dei vivi e i morti della prima comunita badessana che si intendono ricordare nella preparazione del pane

Deposizione di Gesù nella tomba

Deposto nella bara dopo la morte in calvario.

Annunciazione della nascita di Gesù

L'arcangelo Gabriele annunzia a Maria

Resurrezione di Gesù

Di fronte ai custodi romani

Battesimo di Gesù

Gesù mentre riceve il battesimo nel Giordano da San Giovanni Battista

Santa Apollonia

Molto venerata in Abruzzo come protettora dei denti.

Adorazione di Gesú

Gesú é adorato dagli angeli e dai pastori a Betlemme

Sant'Anna, la Madonna, e Gesú

Quadro ad olio

San Pietro Apostolo

Parte di un trittico

San Antonio Abate il Grande

Protettore delle bestie. Olio su tela, offerto da D'Andrea

 

Adorazione dei Re Magi

I re magi portano le offerte a Gesú

 

Sant'Anastasia

Anastasia, patrizia romana reclusa in egitto, compagna di santa Basilea (regina) ambedue morte a Roma durante la persecuzione di Nerone

San Biagio e Santo Stefano diacono

Santo Stefano è il primo martire

Crocifisso della sacrestia

Portato in chiesa dal sacerdote durante la funzione del giovedi santo

San Constantino e Sant'Elena

Personaggi importanti per la diffusione del Cristianesimo nell'impero romano

Santa Elisabetta

Santa Parasievi o Venere

San Pietro e San Paolo

I fondatori della chiesa di Cristo

Polittico di sei santi

San Nicola, La Madonna, San Spiridione, San Eutimio, San Atanasio e San Giorgio.

Trittico

La Madonna, Gesú Cristo benedicente, e San Giovanni Batista

Trittico della Crocifissione

Offerto da Constantino Blassi, Tenente Coronello del Battaglione Speciale di Albanesi del Reale Macedone di Napoli.

San Attanasio

Vescovo del IV Secolo, il grande cavagliere dell'ortodossia e il bastone degli areanni

San Nicola

Vescovo di Mira dell'Alicia - 9 Maggio di 1087 arrivarono a Bari

San Attanasio

San Dionisio

San Giovanni Battista Precursore

Santa Pentecoste, Maria e i 12 apostoli

Rappresenta la madre della chiesa. Quadro offerto da Constantino Blassi

San Lazzaro

La resurrezione di San Lazzaro. Il miracolo fatto da Gesú. Marta e Maria stanno in ginocchio

Entrata di Gesú in Geruslemme

Icona datata 1768

La circoncisione di Gesú

Con San Basilio Magno , III Secolo d.c.Celebrazione del I Gennaio

 

Incredulità di San Tommaso

San Tommaso mette il dito nella piaga

Re dei re

Quadro russo, 1625

Santissima Trinità

San Giorgio

Pandocrator

Colui che ha creato tutto.

San Giorgio

La Madonna della fonte

La fonte donatrice di vita. Sotto ci sono i cechi che bevono l'acqua e vengono sanati, 1759

Natività di Maria Santissima

Anna sul letto matrimoniale e Gioacchino durante le festività. Festa dell'otto settembre.

 

Trasfigurazione di Gesù

 

 

 

La Pentecoste

Gli apostoli riuniti a Gerusalemme. La discesa dello Spirito Santo e sotto l'uomo, Adamo, che a trasgredito la legge del Signore.

 

Ascensione di Gesú Cristo

Sotto la Vergine con gli apostoli

Le porte

San Spiridione

Vescovo di Trimisunte (303-348), tra i taumaturghi della chiesa greca. Partecipò al consiglio di Nicea 325.Sottoposto ad atroci torture

Odigitria

La Madre di Dio - Theotòkos Odigìtria. Secolo XV

San Spiridione

Vescovo de Corfù

Per meglio comprendere il ruolo delle icone è necessario considerare la concezione medioevale del sacro, del tempo e dell'uomo. La distinzione fondamentale si ebbe con l’inizio del Rinascimento, prima di allora la concezione del tempo era pressoché uguale in tutto il mondo cristiano. Con l’inizio dell’epoca rinascimentale l’Europa, a differenza di Bisanzio, si mosse verso una nuova concezione del tempo. Gli sviluppi ai quali il Rinascimento ci ha condotti, specialmente in campo storico e artistico, hanno fatto in modo che in Europa si venissero a creare due filoni ben distinti: il primo, quello che conosciamo bene e quello che ci ha portati ad una maggiore consapevolezza della storia e dell’arte in generale, la retrospezione ha coinciso con la nascita delle varie scienze artistiche, come ad esempio la prospettiva e il riconoscimento della localizzazione spazio-temporale degli avvenimenti. È nato un nuovo tipo d’uomo: l’uomo cosciente delle proprie capacità ed incline all’azione. Nell’Europa orientale e in particolare nella Russia e a Bisanzio, la concezione non mutò e si rimase profondamente legati alla tradizione ereditata dai padri della chiesa. La storia è semplicemente divisa in due tempi: quello prima della venuta di Gesù Cristo e quello dopo. Il tempo era un concetto inapplicabile prima della creazione del mondo, è un concetto che mal si concilia con Dio, basti pensare ai suoi attributi d’ineffabilità, immortalità, alla sua onnipresenza immutabile. Dio per definizione è ingenerato e imperituro. Nelle classiche icone bizantine questo è rappresentato dalle tre lettere greche () e dalla croce innestata nell’aureola del Cristo. La traduzione può essere: “essente”, ”è sempre stato” ”è” e “sempre sarà”. Il che ricollega al vero nome di Dio: Yahveh, ossia “colui che è”. Il mondo risulta dunque essere un progetto divino con un inizio e una fine, ogni evento nella vita degli uomini è una manifestazione dell’onnipotenza divina. Le immagini sono così raffigurate fuori del tempo, perché i santi hanno già avuto accesso alla vita eterna e al mondo divino. Lo sguardo delle icone è ricercato, volto a suscitare inquietudine, agitazione paura, ma anche speranza, si tratta di sguardi provenienti dall’eternità. Le immagini d’Andrej Rublëv (1360/1430) sono abbastanza chiarificatrici per quanto riguardo questo aspetto.

La comprensione delle icone può risultare difficile, specie se osservate con l'ottica della cultura occidentale europea. Tali raffigurazioni sacre non possono essere dunque paragonate a quadri: questi, e in genere le raffigurazioni pittoriche, rappresentano uomini, una realtà concreta che si "muove", le immagini sono tridimensionali, ci raccontano ciò che noi vediamo ogni giorno, i temi sono sempre tradotti in linguaggi terrestri. Anche la pittura impressionistica e l’arte astratta sono rappresentazioni di emozioni, di uno stato del poeta che non può essere fisso o definito secondo canoni stabiliti in precedenza. Le icone rappresentano fedelmente ciò che troviamo scritto nelle Sacre Scritture, non sono semplici raffigurazioni, non possono essere giudicate con gli stessi caratteri di un quadro, né possono avere lo stesso ruolo di un dipinto. L’icona può essere vista come una finestra spirituale aperta a tutti coloro che sono in grado di coglierne l’essenza. Per coglierla con la giusta sfumatura bisogna mettersi nei panni del credente, ed entrare nella convinzione che Dio sia il giudice ed il supremo occhio che osserva e al quale nulla sfugge. Alcuni ritengono pertanto che non sia appropriato definire l’icona come una semplice rappresentazione artistica

Come in tutte le raffigurazioni sacre, i colori assumono un’importanza fondamentale, così come le caratteristiche ricorrenti fanno tutte capo ad una ben precisa tradizione.

  •  Il blu, ad esempio, rappresenta il colore della trascendenza, mistero della vita divina.

  •  Il rosso è indubbiamente il colore più vivo presente nelle icone: è simbolo dell’umano e del sangue versato dai martiri.

  •  Il verde è spesso usato come simbolo della natura, della fertilità e dell’abbondanza.

  •  Il marrone, invece, simboleggia ciò che è terrestre e nella sua natura più umile e povero.

  •  Il bianco è il colore dell’armonia, della pace, il colore del divino che rappresenta la luce che è vicina.

Le lettere dipinte sull’icona assumono un particolare valore: le icone del Cristo presentano sempre la dicitura “IC XC” (forma greca abbreviata di Gesù Cristo) e anche “O ΩN” ("colui che è"; il simbolo è generalmente inserito nell’aureola). La vergine Maria invece, presenta la dicitura “MP ΘY”(forma greca abbreviata di Madre di Dio). Entrambe queste scritte sono riscontrabili in icone come quella della Madonna dell'Elemosina, custodita nella omonima basilica di Biancavilla, in provincia di Catania; vicino al nome possono comparire altre diciture, come ad esempio “Onnipotente”, “Datore di Vita”, “Vergine Madre”. Le iscrizioni non hanno solo una valore didascalico, ma certificano l'identità del raffigurato e ne invocano la presenza all'interno dell'icona.

Le espressioni dei personaggi hanno sovente un grande valore simbolico: Gesù Cristo viene rappresentato mentre benedice ed indica con la mano il numero tre (la Trinità). La Vergine Maria viene dipinta con la mano che indica il Figlio che porta in braccio.

 

Ultimo aggiornamento:  18-01-14

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